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La Skeleton Coast spiegata bene: storia, logistica e perché merita


Durante un'avventura lungo la Skeleton Coast ho incrociato sulla battigia una carcassa di balenottera. Era lì da settimane, già ridotta all'osso. Dietro, l'oceano ruggiva contro la sabbia nera come se non avesse mai smesso. Ho capito in quel momento perché i marinai portoghesi chiamavano questo tratto di costa "le porte dell'inferno". E ho capito perché ci torno ogni volta che posso.


Cos'è davvero la Skeleton Coast


Vi sono due accezioni per capire cosa sia la Skeleton Coast. Quando si pensa ai relitti di navi ma anche agli scheletri di animali e umani che nell'arco dei secoli hanno trovato il loro ultimo riposo sul lungo litorale namibiano, usare "Skeleton Coast" indicando in questo modo tutta la linea costiera non è scorretto. Dal punto di vista amministrativo, invece, la costa della Namibia è suddivisa in parchi: da nord a sud abbiamo il Parco Nazionale Skeleton Coast (dall'Angola alla foce del fiume Ugab), il Dorob National Park (dalla foce del fiume Ugab fino alla foce del fiume Kuiseb) Il parco del Namib-Naukluft, che corrisponde all'oceano di sabbia con le famose alte dune rosse (dalla foce del fiume Kuiseb fino alla cittadina di Luderitz) ed infine lo Zum Sperrgebiet, già Tsau ǁKhaeb National Park (Da Luderitz fino al confine con in Sudafrica).


Il nome Skeleton Coast viene dai resti di baleniere naufragate e dalle ossa dei marinai che cercavano di raggiungere la terraferma attraverso il deserto. Non ce la facevano quasi mai: il Namib da quel lato è privo d'acqua, battuto da venti costanti e disseminato di nebbia fitta nelle ore mattutine. Le ossa dei cetacei cacciati nei secoli scorsi contribuivano al paesaggio desolato che i portoghesi descrivevano con terrore.


La caratteristica più strana della Skeleton Coast è il suo clima. L'oceano Atlantico qui è freddo — la corrente del Benguela porta acque antartiche verso nord — e il contrasto tra il mare gelido e il deserto caldo produce nebbie dense che risalgono l'entroterra per decine di chilometri. Di mattina presto puoi trovarti circondato da una coltre bianca che cancella l'orizzonte. Di pomeriggio, il sole spacca la sabbia e il cielo è completamente sgombro.


La storia che ha lasciato il segno


I relitti delle navi: la Dunedin Star, naufragata nel 1942, è una dei relitti più iconici: la sua storia è diventata un simbolo della Skeleton Coast stessa. La nave si incagliò di notte, il tentativo di salvataggio mandò a fondo anche una nave di soccorso e un aereo di ricognizione si schiantò sulla spiaggia. Alla fine i sopravvissuti vennero recuperati via terra dopo settimane. Il relitto è ancora lì, a pochi passi dalla riva.


Gli scheletri degli animali: la storia della caccia alla balena ha lasciato tracce fisiche a Sandwich Harbour e nei dintorni di Mowe Bay, situate a sud di Walvis Bay e circondati dalle alte dune del Namib. Le stazioni di lavorazione abbandonate sono diventate parte del paesaggio, insieme ai resti degli animali cacciati.


La mattanza delle otarie: sin dai tempi della colonia tedesca del Süd-West Afrika, è avvenuto uno sfruttamento violento, per scopi commerciali, in atto ancora oggi. Le otarie di Cape Cross — oggi una delle colonie più grandi del mondo — erano state quasi sterminate nel XIX secolo e si sono riprese solo grazie a decenni di protezione.


Come organizzare la visita: logistica reale


La parte del Skeleton Coast Park accessibile in autonomia si percorre principalmente lungo la C34, la strada costiera che collega Swakopmund a Terrace Bay passando per Henties Bay e il fiume Ugab. È una delle strade più scenografiche della Namibia, con un paesaggio che cambia continuamente: pianure di ghiaia nera, dune costiere, canyon che scendono verso il mare, otarie, iene brune e leoni se si è particolarmente fortunati con gli avvistamenti.


Per visitare questa parte non serve un permesso speciale fino al gate di Springbokwasser — basta compilare il registro in ingresso al parco. Per raggiungere invece Terrace Bay invece è necessario un permesso prenotato in anticipo presso il Ministero namibiano per l'Ambiente, le Foreste ed il Turismo (MEFT), pagando il corrispondente ingresso. Terrace Bay è una stazione di pesca spartana ma funzionale: ha un campeggio, un'area pasti e rifornimento. Non aspettarti comfort.


La fauna selvatica della Skeleton Coast: quello che pochi si aspettano


La Skeleton Coast non è un parco di fauna selvatica nel senso convenzionale. Non vai lì per fare fotosafari alla ricerca di mandrie di gnu. Vai per vedere qualcosa di diverso: elefanti del deserto che camminano verso l'oceano alla ricerca di acqua, leoni costieri che cacciano le otarie sulle spiagge, rinoceronti neri nelle valli interne del Kaokoveld. Questi animali hanno sviluppato comportamenti adattativi che non si trovano in nessun altro posto al mondo.


L'oceano stesso è fauna: non è raro osservare i delfini che nuotano in branchi non distanti dalla riva, i cormorani si posano sui relitti arrugginiti, i pellicani si alzano in volo all'alba sopra le lagune costiere. Lungo la costa ci sono anche molte colonie di otarie con il tipico odoraccio emanato dal terreno dove vivono permanentemente questi animali. La biodiversità marina qui è alimentata dalla stessa corrente del Benguela che rende il clima così estremo: acque ricche di plancton, quindi ricche di pesce, quindi ricche di predatori.



Stai valutando di includere la Skeleton Coast nel tuo itinerario?

Scrivimi: ti spiego quale parte ha senso visitare in base al tempo che hai e al tipo di esperienza che cerchi. Oppure leggi il prossimo articolo: Namibia in 10 giorni — l'itinerario realistico, non quello di Google.

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